Cerchiamo di fare chiarezza sulla tassazione che ci impone la legge italiana sul trading valutario.
I proventi che derivano dal trading sui mercati valutari (forex), sono tassati solo se le valute acquistate sono tenute oltre i 7 giorni lavorativi prima di cederle e se il loro importo supera i 51.645,69 euro (i vecchi 100 milioni di Lire). Per questo motivo, la tassazione di tali attività in Italia è pressoché inesistente in quanto il trader tipicamente usa nello stesso giorno chiudere e riaprire le posizioni, in modo da rendere inapplicabile il vincolo dei 7 giorni per far scattare la tassazione.
Come sappiamo molti trader operano anche su range temporali di pochi minuti, quindi il vincolo dei 7 giorni è un lasso temporale estremamente lungo.
Per approfondimenti: (Articolo67 D.P.R. 917/86)
Abbiamo però voci di cambiamento, soprattutto in vista della crescita del mercato del Forex in Italia, destinato ad aumentare ancora come forma di speculazione finanziaria, è apparso sul Sole 24 ore un articolo che descrive uno scenario possibile sul futuro normativo (rif. articolo 1 del Testo unico della finanza (Tuf)).
Per riassumere si confronta il forex ai contratti derivati con tassazione al 12,5% delle plusvalenze annuali e deducibilità delle minusvalenze sempre annuali.







